BEATRICE MASINI “Blu” – Pelledoca
9th Nov

2017

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BEATRICE MASINI “Blu” – Pelledoca

Non è la prima volta che la prolifica e affermata Beatrice Masini si dedica alla scrittura di giovani personaggi – soprattutto femminili – impegnati in un percorso di crescita e di conquista di autonomia, consapevolezza, coraggio e autodeterminazione. Basti pensare a “Bambine!”, “La bambina di burro”, “Belle, astute e coraggiose”, “Se è una bambina”, “La fine del cerchio”, giusto per fare qualche esempio. E non è neppure nuova all’attingere da storie del passato per raccontarci la sua idea di mondo, di vita, di umanità.

In questa sua ultima, felicissima prova, accompagnata dalle bellissime illustrazioni di Virginia Mori, riprende la classica fiaba di Barbablù restituendoci una figura femminile carismatica, indipendente e coraggiosa.

Come Barbablù, Blu – la vera protagonista di questa storia, come si intuisce già dal titolo – è forestiera. Arriva al castello da sola, a cavallo, tanto da essere considerata dai popolani una selvaggia. È irrequieta, orfana di genitori e viaggia da sola perché ha deciso di vedere il mondo, perché vuole “vedere succedere il futuro”. Non è disposta a subire la vita, a sottomettersi alla volontà altrui. E dell’amore ha una concezione tanto alta quanto non totalizzante. Se accadrà, lo accoglierà. Ma solo se sarà amore vero. E l’amore accade.

L’incontro con Barbablù addolcisce i caratteri spigolosi e risoluti di entrambi, li rende più umani. E anche più fragili. Ma la fragilità di Blu non inficia la sua ricerca di una femminilità forte e consapevole, capace di scegliere per sé, di agire la propria vita, senza aspettarsi la salvezza dagli altri. E qui sta la grande modernità della proposta della Masini rispetto alla tradizione: Blu, di fronte alla violenza, usa le sue armi per difendersi, spezzando clichés culturali e sociali spesso solo apparentemente superati. Dunque, una rilettura in un certo senso “necessaria” in tempi in cui la violenza contro le donne, soprattutto in ambito domestico, è un dato ancora tragicamente attuale.

Una riscrittura che suona come una “chiamata alle armi” per giovani lettrici: a loro spetta il dovere – oltre che il diritto – di affermare la propria personalità e autonomia, sgombrando l’orizzonte affettivo e culturale da qualsivoglia idea di possesso e subordinazione rispetto al genere maschile.

La modernità di questa proposta, però, non si riduce al contenuto e al personaggio femminile: anche il linguaggio, pur ricercato e di un’avvolgenza “fiabesca”, non è mai affettato o desueto; la struttura presenta l’introduzione di intermezzi narrativi (quelli dei dialoghi e della vecchina) che ricordano, per la funzione che assumono nella storia, i cori delle tragedie greche – i primi – e manzoniane – i secondi.

In ultimo, manca il classico “lieto fine”. E non può che essere così.

La stessa Blu afferma infatti: “ Le fiabe finiscono bene, e infatti questa non è una fiaba. Però io sono libera, sono viva. E non sono sola”.

Caterina Brusca – Centro Leggimi Forte

 

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