Intervento dell’Istituto “L. Pacioli” di S. Anastasia al Convegno su Don Milani del 21 ottobre 2017
9th Nov

2017

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Intervento dell’Istituto “L. Pacioli” di S. Anastasia al Convegno su Don Milani del 21 ottobre 2017

5A Liceo delle Scienze Umane dell’Istituto Luca Pacioli di S.Anastasia.

Attraverso la lettura di questo libro, notiamo il vero e proprio concetto pedagogico di Don Milani che con la sua straordinaria bravura e coraggio ha saputo educare e crescere i ragazzi poveri e analfabeti attraverso anche la parola di Dio. Si parla di un Don Milani in tutta la sua prorompente e complessa umanità che nel suo vasto abbraccio comprende tutti gli stati d’animo: rabbia, delusione, paura.. emozioni e sentimenti espressi senza mediazioni con la sola preoccupazione di costruire giustizia e cercare verità. In quel periodo l’Italia era un paese appena uscito dalla guerra e la volontà di ricostruire la democrazia si scontrava con schemi e pregiudizi consolidati. La povertà e l ‘analfabetismo erano e sono tutt’oggi problemi evidenti e diffusi, e chi prometteva e promette di risolverli spesso si ferma soltanto alle parole attento a non contrastare gli interessi di chi sulle quelle sottomissioni o disuguaglianze sia politiche che culturali ha basato bupna parte del proprio potere. La chiesa era ancora conservatrice e in un tale contesto la figura di Don Milani non poteva che non risultare sovversiva in contrasto a quelle forze politiche che soltanto a parole facevano riferimento a Dio, parole che feriranno la figura di un giovane prete convinto che nella Chiesa del Vangelo la continua ricerca di giustizia e verità non possa mai sottostare a quella logica e politica.  Don Milani, in una lettera al cardinale Florit, dichiara che calpestare la religione non significa calpestare la figura stessa del prete visto come educatore, ma significava calpestare anche tutti i poveri costringendoli ad allontanarsi da Dio, e quindi la chiesa non è piu’ chiesa ma solo un ospedale che cura i sani e respinge i malati. Per questo Don Milani è il cuore e il nucleo pulsante della scuola popolare e usa la parola di Dio come strumenti di dignità e conoscenza, scuola che fin dai primi passi ha imposto la rottura di vecchi schemi con la novità di tenere insieme credenti e non credenti uniti dalla voglia di sapere e dal desiderio di riscatto sociale, ritenuta una innovazione da buona parte della popolazione per il motivo di porre sullo stesso piano sia i fedeli che i lontani dalla chiesa. “Don Milani dunque non va celebrato ma vissuto afferma” Gesualdi, tanto come Barbiana non è una semplice scuola ma un vivere comune, cioè un’ esortazione a seguire la proprio coscienza che sempre più ci chiama a quelle responsabilità che proprio il conformismo cercava di eludere; sappiamo anche che essere responsabili significa essere consapevoli, ovvero avere una sorta di libertà di cui Don Milani è stato un grandissimo maestro e a noi non spetta che il compito di essere almeno dei testimoni credibili. Possiamo affermare che la sua figura ha scosso in profondità le coscienze e diviso gli animi; dal niente egli fa fiorire una scuola popolare prendendosi cura degli esclusi e degli emarginati. Don Lorenzo si radica in modo sempre più profondo in quel mondo povero di parola, di futuro e di speranze, diviene prete, padre, maestro e figlio dei suoi montanari; con la scuola dona e riceve. Dona gli strumenti culturali che possiede, soprattutto il dominio della parola, per non essere più ingannati e camminare nella vita da persone libere. Abbiamo appreso da Don Milani di non arrenderci, mai , ma seguire sempre i nostri sogni affinché si realizzino e cercare di introdurre nella nostra scuola delle competenze i valori morali e culturali che egli insegnava ai suoi ragazzi in modo da raggiungere un metodo di studi migliore, ma soprattutto un metodo per vivere da cittadini liberi e attivi.

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